La foto. Punto di partenza
Il primo televisore, Bourgogne, 1963 - Janine Niépce
English - Français The English and French translations were produced with the support of AI tools and reviewed by the author.Questa foto mi ha strappato un sorriso. L’ho trovata sfogliando una rivista digitale francese di fotografia.
Prima reazione? Un misto di nostalgia e gioia sottile. Prendo spesso la barca – a Istanbul è un mezzo di trasporto comune – e mi specchio nei tanti con lo sguardo chino sugli schermi.
E penso alla foto di Janine Niépce, lontana parente del pioniere della fotografia Nicéphore.
Siamo nel 1963 e la fotografa ci porta a casa di una famiglia francese. Tre generazioni, gli occhi rivolti a uno schermo che non vediamo. Il capo famiglia, dall’espressione bonaria, è forse un piccolo funzionario che, nel pieno del boom economico, ha speso la tredicesima per un televisore nuovo di zecca.
Le loro espressioni sono divertite e attente. I più piccoli decifrano le immagini. Gli occhi brillano davanti al nuovo totem
Stanno tutti assieme, stretti, seduti sulle sedie. Scomodi ma contenti. Forse non hanno un salotto vero e proprio. Il televisore troneggia nella camera da letto dei genitori, custodito come un bene prezioso.
Il resto della casa – immagino – un bagno, una calda cucina dove consumano insieme i pasti e due camere da letto, per i figli e per la nonna. La foto mostra quello che c’è, suggerisce l’invisibile. Spinge a immaginare il fuori campo. Lasciando indizi.
La fotografa è perfettamente posizionata. Mette al centro della foto la famiglia dove suggerisce la presenza del mezzo tecnologico.
Nessun effetto speciale, nessuna ricerca formale evidente, una giusta composizione. Solo una presenza attenta (“straight photography”, come si dice in gergo) capace di umanizzare la scena.
Questa scena mi riporta agli anni ottanta, quando anche noi ci riunivamo in salotto per guardare il film della serata. A volte bello, a volte una sciocchezza. Ma non importava. Era un rito, si rideva o ci si emozionava, si commentava, poi un bacio e a letto.
E il giorno dopo a scuola si parlava con eccitazione – “l’hai visto Fantomas ?” - dello stesso film o programma.
Alla fine, una fotografia, una buona, non è mai una sentenza, un arrivo: è il punto di partenza di un cammino diverso per ognuno. L’inizio dipende da chi fa l’immagine, il resto da chi la guarda.
A me questa foto ha fatto attraversare tempi diversi. E a te ?
All’epoca quest’immagine aveva un’impronta documentale. Sessant’anni dopo, la foto non è più soltanto un documento: è uno spunto di riflessione.
Al di là dei tempi che cambiano, voglio pensare che si debba sempre pensare a qualcosa che unisce. Non all’oggetto in sé ma alla storia che scrive.
Viaggiando dagli anni sessanta ad oggi, passando dagli anni ottanta, si insinua in me un filo di nostalgia. Che non è “nostalgismo”.